L’ex difensore della Sampdoria Hans-Peter Briegel apre il libro dei ricordi: dalla birra con Maradona allo scudetto con Bagnoli fino al suo Kaiserslautern
Chi non si ricorda di Hans-Peter Briegel? Impossibile. Le due sue stagioni in maglia blucerchiata sono state belle, indimenticabili per tanti. Erano altri anni già. Anni che paragonati a quelli di oggi mettono grande malinconia.
In un’intervista a La Repubblica ricorda principalmente i suoi anni a Verona. Uno scudetto che oggi compie 40 anni. Una squadra, un gruppo.
Eravamo una cosa sola. Ci telefoniamo ancora quasi ogni giorno, e se solo potessi farlo con Garella, con Claudione, ah… Per vincere non devi avere i fuoriclasse, ma i più uniti. Quell’anno andarono in campo soltanto 14 giocatori: non potrà succedere mai più
Lei faceva tutto, anche i goal.
Una volta giocai persino di punta, ma segnavo comunque tanto. Nove reti nell’anno dello scudetto, da mediano
Se alla Sampdoria ha incontrato uno come Vujadin Boskov a Verona c’era Osvaldo Bagnoli:
Parlava poco ma parlava giusto. Vigilia della prima partita, viene in camera e mi fa: “Tu, domani, Maradona”. Tre parole, e io rispondo con una: “Sì”. Poi esce senza salutare. La domenica marco Diego, faccio gol e vinciamo 3-1…
Sampdoria, Briegel ricorda quella notte con Maradona e il suo presente al Kaiserslautern
Ex Sampdoria, Hans-Peter Briegel: la birra con Maradona, lo scudetto con Bagnoli e ora il mio Kaiserslautern
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Hans Peter Briegel non è stato un amico vero di Diego Armando Maradona però lo è diventato a modo suo. A modo loro.
Gli avrò parlato cinque volte in tutto. Una dopo la finale del Mondiale dell’86 a Città del Messico: ci sorteggiano per l’antidoping. Siccome Diego non riesce a fare pipì, io gli passo una birra e allora il medico dell’Argentina urla “nooo!”. Pensava fosse dopata. Allora ne bevo un sorso e poi la do a Maradona. Fino al 2002, ogni Natale mi arrivava a casa un suo biglietto d’auguri, li conservo tutti. Credo mi stimasse perché non lo picchiavo come invece facevano gli altri
Nel suo cuore fa il tifo per la Germania, per l’Italia che è la sua seconda nazionale e naturalmente per l’Hellas e il Kaiserslautern. Vedo tutte le partite in tivù, racconta ancora a La Repubblica. oggi la sua vita è ancora nel calcio. Ma non più in campo.
Da qualche anno ho smesso di fare l’allenatore, troppo faticoso a livello mentale. Però in Turchia ho vissuto belle esperienze, là con i giovani erano più avanti che in Germania. E sono nel consiglio direttivo del Kaiserslautern, dove tutto è cominciato. Passo giornate intere al telefono, finanziamenti, logistica, non si finisce mai. Siamo terzi in classifica in B e abbiamo una media di 47 mila spettatori…
A ottobre compirà 70 anni. E pensare che i 60 non li aveva patiti, ma i 70…
Più invecchi e più il tempo corre, i miei genitori me lo ripetevano e non ci credevo. Poi va bene lo stesso, ho avuto una bella vita, spero nella salute. I miei genitori erano contadini. E anch’io ho raccolto patate quando giocavo già in Bundesliga, io lo so che la terra è bassa e si fatica. Ho anche guardato i maiali
Ultima domanda a Briegel: ci dice una cosa che è proprio importante per lei?
Sì, ecco, la parola italiana mi scappa sempre, un momento… umiltà!