Walter Sabatini non vuole immaginare una Sampdoria in Serie C: ora tocca ai calciatori assumersi le proprie responsabilità
Walter Sabatini ha lasciato la Sampdoria il 20 aprile del 2019 dopo una furibonda lite con Massimo Ferrero, ma non ha mai dimenticato i colori blucerchiati. L’ex direttore sportivo sta guardando con sofferenza la situazione della squadra di Leonardo Semplici, vicina alla retrocessione in Serie C dopo la sconfitta con il Frosinone:
Condivido l’angoscia fino al midollo, non sarei riuscito neanche ad immaginare una situazione simile e non credevo al risultato finale, sono stato preso dalla depressione. Perdere contro una formazione, che, detto con il massimo rispetto, pochi giorni prima sembrava quasi retrocessa, è incomprensibile, perché è stata una sconfitta senza reagire.
Evitare la Serie C diventa un obbligo per i calciatori afferma Sabatini all’edizione genovese de La Repubblica:
Deve essere un obbligo morale evitare un’onta come questa.
Una squadra gloriosa come la Sampdoria non può finire in Serie C. Sarebbe un evento storico – in negativo. Ma con i blucerchiati non si può retrocedere:
Retrocedere in C con la Sampdoria è un sacrilegio: Sono convinto, però, che ogni calciatore abbia ormai interiorizzato cosa potrebbe rappresentare una simile sciagura nella carriera di ognuno di loro. Non si va in C con la Sampdoria, non esiste al mondo.
Sampdoria, Sabatini: Serie C? Tocca ai giocatori
Sampdoria, Walter Sabatini: la Serie C sarebbe un sacrilegio. Ora tocca ai calciatori
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Da chi ripartire? Di chi sono le colpe principali? Per Walter Sabatini non ci sono dubbi. Ora tocca ai calciatori assumersi le proprie responsabilità, perché la società, l’allenatore e il direttore sportivo non vanno in campo:
Bisogna partire dai giocatori, se non sentono questa situazione come un loro problema non va bene. Sono loro che retrocedono, con i loro nomi e cognomi. Non penso di scoprire nulla, ma quando i risultati prendono una china sfavorevole diventa difficile invertire la rotta, serve una presa di coscienza e responsabilità. I calciatori hanno le responsabilità maggiori, sono loro che vincono e perdono, talvolta viene celebrato l’allenatore e il direttore sportivo, ma in campo non vanno. Bisogna sensibilizzare tutti a prendersi carico del problema, non devono spaventarsi, esattamente il contrario, essere motivati, quasi a livello spirituale, per ottenere qualcosa d’importante per loro e le loro famiglie. La retrocessione è per tutti un fardello pesantissimo.
La maglia della Sampdoria e il Luigi Ferraris possono diventare un peso per questi giocatori? Per Sabatini no. Giocare in uno staido così deve dare la carica, chi gioca sotto La Sud deve dare il doppio degli altri non farsi schiacciare dalla pressione:
Marassi non può essere mai una zavorra, uno stadio per il calcio, dedicato al calcio, unico, secondo me, in Italia e con un fascino come nessuno. Mi rievoca un fortino inglese e la passione della Gradinata Sud è difficile da raccontare, un sentimento e una fede assoluta, che non può essere un freno, semmai una spinta. Chi gioca a Marassi deve andare al doppio degli altri, lo richiede l’anima della tifoseria e della città, sono certo che i calciatori abbiano la giusta coscienza e lo sappiano